Una playlist non basta per tutti
Nel Ventoriva gli interessi fuori dal campo cambiano quanto le caratteristiche tecniche. Barzani sceglie volentieri il soul, Favrin cerca il basso nel funk, Vidor si muove fra brani indie. Ferravani preferisce il jazz, mentre Bourassi si diverte con la musica elettronica. Non serve trasformare queste differenze in una classifica: sono un modo per conoscere le persone oltre il numero sulla maglia. Anche quando il calcio occupa molto spazio, ciascuno porta nel gruppo gusti e ritmi propri.
I giochi fanno cambiare prospettiva
Sarteni ama gli arcade di basket con partite brevi; Lorandi torna volentieri ai videogiochi di calcio delle generazioni precedenti. Pellin preferisce i giochi da tavolo collaborativi, Zanorin le sfide a coppie al calcio balilla. Ben Rami sceglie gli scacchi con tempo per pensare, Castenovi quelli rapidi. Sono modi diversi di stare in una competizione, con o senza pallone. Una preferenza racconta un dettaglio del carattere, senza dover diventare ogni volta una spiegazione del modo di giocare.
Lasciare posto alla vita ordinaria
Tognassi assembla modellini, Belhadi piega origami, Cestolin disegna piccole figure sui margini dei quaderni. In cucina c'è chi parte dalla pasta al limone, chi prepara il risotto e chi si prende il tempo per il pane. El Khouri guarda dettagli della città attraverso il telefono, Vallesi preferisce una pedalata e un fumetto. Sono piccole finestre sulle persone della rosa, un punto da cui può cominciare una conversazione. Anche una preferenza lontana dal pallone lascia scoprire qualcosa di un compagno, senza dover finire sempre a parlare dell'ultima partita.


